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Autore: Carmelo Floris12 Opere Precedente 1 2 Successiva
Precedente 1 2 Successiva | Luogo di nascita: Bono Periodo di nascita: 1891 Luogo di morte: Olzai Periodo di morte: 1960 Luogo di attività: Italia Periodo di attività: sec. XX Ambito culturale: italiano Qualifica: pittore/ incisore Notizie: Pittore ed incisore. Nacque a Bono nel 1891. Morto prematuramente il padre, comandante delle guardie forestali, la madre si trasferì ad Olzai presso un agiato parente. In questo paese l´artista crebbe e trascorse la vita. Compiuti gli studi classici a Nuoro, incoraggiato da Biasi, frequentò nel 1909 la Libera Accademia del Nudo a Roma, dove respirò il clima del "modernismo" delle Secessioni europee e dove fu stretto amico del pittore e ceramista Melkiorre Melis. Volontario nella prima guerra mondiale, combattè in trincea e fu decorato. Al rientro fu tra i fondatori del movimento combattentistico e del Partito Sardo d´Azione. Fece le prime esperienze come illustratore del Giornalino della Domenica, nel 1920. Nel 1921 espose alla Biennale d´Arte di Roma. Nel 1926 fu chiamato da Francesco Ciusa ad insegnare alla Scuola d´Arte di Oristano. Tra il 1938 e il 1939 fu a Parigi, dove incontrò Emilio Lussu. Al rientro fu arrestato e condannato al confino per antifascismo, prima alle Tremiti e poi a Foggia e Montereale d´Abruzzo, sino all´amnistia nel 1942. Rientrato ad Olzai, continuò a produrre, con sortite dal suo studio-rifugio per visitare grandi musei e grandi mostre fuori dall´isola. Nel 1952 sposò Maria Porcu. Nel 1954 lavorò con Ciusa Romagna alla Via Crucis per la Cattedrale di Nuoro. Morì ad Olzai nel 1960. L´arte del Floris conosce alcune tappe: La prima, giovanile, dominata dalle suggestioni moderniste dell´ambiente romano e della grafica dell´epoca. La seconda, consolidatasi tra gli anni venti e gli anni trenta, caratterizzata da un nuovo genere, il paesaggio, destinato a diventare, con il ritratto, la sua pittura per eccellenza. L´artista ritrae i luoghi sacri della fantasia e della memoria: la campagna dolce e fruttifera, stesa nello scenario impervio e boscoso della Barbagia di Ollolai; gli scorci dei piccoli centri e delle chiese campestri dove la tensione spirituale si unisce al realismo di un mondo colto in diretta; le scene di vita popolare davanti ai santuari, i balli, le processioni e i costumi, mai folkloristici, ma elemento connotativo irrinunciabile di quella realtà. Sono vive in queste opere le suggestioni della grande pittura europea di paesaggio pre-impressionista, che l´artista rielabora ed attualizza in modo del tutto adeguato ad esprimere il suo universo poetico e fantastico. La tradizione figurativa europea è presente anche nei ritratti, considerati tra i più belli della pittura del Novecento, non solo sardo. Quanto alle incisioni (xilografia, monotipo, acquaforte), anche il Floris appartiene a quella generazione di maestri del "bianco e nero" (Melis Marini, Biasi, Delitala, Dessy) che hanno segnato uno degli episodi culturali più importanti della Sardegna del Novecento e uno dei momenti formali più interessanti dell´arte italiana. Nelle incisioni egli riduce al minimo i dettagli e narra il microcosmo barbaricino con toni epico-lirici. |