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Nella sala sono esposte sei Vedute di Venezia e quattro Vedute architettoniche. Delle prime, due simili nel taglio compositivo sono attribuite a Michele Marieschi (1710-1744), Veduta del Canal Grande di Venezia e Veduta di Venezia; mentre le altre quattro, Veduta di San Marco verso la Salute, Veduta di San Pietro di Castello a Venezia, Veduta del Palazzo Ducale, Veduta di Venezia, tutte di più modesta esecuzione, ripropongono i temi consueti e ormai stereotipi del più tipico vedutismo veneziano.
La fortuna e lo sviluppo di questo genere, all'origine del quale si pongono comunemente l'olandese Gaspar Van Wittel (1653-1736), che ai primi anni del Settecento introdusse a Venezia la veduta monumentale, e il friulano Luca Carlevarijs (1663-1729), che pervenne al vedutismo attraverso la pittura di paesaggio, si attribuiscono sia alla richiesta di vedute della città da parte dei visitatori stranieri, inglesi in particolare, che alla volontà autocelebrativa della classe dominante veneziana.
L'apice della fama europea dei vedutisti veneziani si raggiunge con Antonio Canal, detto il Canaletto (1697-1768) col suo nipote e allievo Bernardo Bellotto (1721-1780) e con Francesco Guardi (1712-1793). Michele Marieschi (1710-1744) si inserisce nell'ormai sfruttato filone con opere di dignitoso mestiere.
Anche le vedute di soggetto architettonico e prospettico ebbero ampia fortuna soprattutto nel Settecento avanzato. A questo filone appartengono quattro tele presenti nella sala: Architettura, di pittore veneziano, nella quale si scorge un'eco delle inquadrature architettoniche del Canaletto; Veduta architettonica dalla prospettiva obliqua, attribuita anch'essa a scuola veneziana; Atrio interno di un palazzo con figure, dubitativamente raffigurante il Ritorno del figliol prodigo, di scuola bolognese, rivela la mano di un quadraturista che ripropone elementi prospettici e scenografici e una disposizione delle figure di gusto teatrale, caratteristiche queste dei Bibiena (Giovanni Maria, Ferdinando Maria, Francesco, Antonio, Giovanni Carlo e Carlo attivi tra il 1625 e il 1780); Interno di un tempio pagano, veduta architettonica con prospettiva obliqua, attribuita a scuola romana, che può essere ricondotta al medesimo ambito dei quadraturisti settecenteschi. |