 | | Autore | Ignoto | | Dimensioni | 47x38 | | Tecnica | olio su tavola |
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 | | Autore | Ignoto | | Dimensioni | 58 x 46 | | Tecnica | olio su tela |
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 | | Autore | Ignoto | | Dimensioni | 65 x 80 | | Tecnica | olio su tela |
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Nella sala sono esposte tredici opere di soggetto religioso, la maggior parte delle quali riferibili al XVII secolo e solo alcune realizzate tra il XVI e il XVII secolo. I primi due dipinti, della prima metà del Seicento, la Crocifissione, copia da un disegno dell'Algardi, e L'Assunzione della Vergine, propongono un linguaggio strettamente legato al classicismo emiliano. La compostezza e l'equilibrio compositivo della Crocifissione richiamano direttamente le opere di Guido Reni o del Domenichino, mentre L'Assunzione rivela il tentativo di mediare l'agitazione atmosferica barocca, resa attraverso le nuvole e i puttini che sorreggono la Vergine, e la monumentalità classica della Madonna. La Sacra Conversazione riunisce i caratteri identificativi del gusto pittorico e compositivo del pittore francese Lubin Baugin (1610-1663), di cui l'opera costituisce una pregevole copia autografa, in cui si riflette la sua attenzione per la pittura del Parmigianino.
Nel Gesù Bambino dormiente ritorna l'affettuoso naturalismo emiliano. Attribuito al bolognese Lionello Spada è un dipinto di piccole dimensioni, Anima dannata. Nella Morte di Santa Cecilia, dove i toni drammatici e teatrali sono finalizzati all'esaltazione delle virtù morali della martire, si ripete l'iconografia dell'affresco della chiesa di San Luigi dei Francesi realizzato dal Domenichino.
La forte componente religiosa e l'efficacia delle immagini, risolte dalla scuola caravaggesca con maggiori intenti drammatici, sono presenti nella Crocifissione. Al medesimo clima figurativo appartengono il Compianto sul Cristo morto, attribuito al calabrese Mattia Preti e La Flagellazione assegnabile alla bottega del lombardo Giovanni Battista Crespi detto il Cerano (1565 ca.-1632) dove il corpo statuario del Cristo, fasciato dalla luce, si contrappone alla brutalità dei suoi carnefici, avvolti nell'oscurità.
La Resurrezione di Lazzaro, attribuito a Francesco Solimena, nella composizione affollata di figure in primo piano e nel Cristo investito dalla luce, richiama la tela di Sebastiano del Piombo conservata alla National Gallery. Di altra scuola appare il Cristo coronato di spine, condizionato ancora dall'influenza tintorettesca, modello dominante della scuola veneziana sul finire del XVI secolo. Il linguaggio della luce notturna diventa il principale interprete del significato religioso dell'opera.
L'ultima grande tela, L'Adorazione dei pastori, è caratterizzata da un disegno flessuoso e incisivo riferibile al linguaggio fiammingo e dalla composizione entro solide architetture classiche che rimanda ai grandi esempi di scuola veneta. |