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I dipinti esposti nella sala riflettono l'orientamento artistico del XVII secolo oscillante tra il realismo caravaggesco e l'ideale classico 'naturale' della pittura emiliana proposto dalla scuola dei Carracci.
Nella grande pala di San Domenico che riceve la Regola, dove si rilevano ancora caratteri propri del vecchio repertorio tardomanieristico, già si intravedono timidi approcci alle novità carraccesche.
I 'ritratti' dei Santi e Martiri, presenti in sala, testimoniano come i personaggi sacri e biblici del passato diventano nel Seicento immagini inquiete e tragiche, 'moderne' nella identificazione dei sentimenti, delle sofferenze e al tempo stesso della eroicità di cui sono simboli.
Nella Maddalena di ambito romano-emiliano il richiamo all'opera del Reni e del Domenichino è evidente nella scelta del grande volume dato alla figura della Santa che assume un carattere quasi eroico mitigato dagli effetti di vibrazione luministica. Il San Simeone, attribuito a Giovanni Lanfranco (1582-1647) e il San Giacomo Maggiore, pur inserendosi in una maggiore atmosfera caravaggesca denunciano una sensibilità tutta emiliana per quel naturalismo che, attraverso il trattamento della luce, raggiunge effetti e suggestioni quasi romantiche. Allo stesso modo la Maddalena attribuita al Guercino (1591-1666), ripropone la pennellata fluida e il luminismo della scuola emiliana.
Il Martirio di Sant'Apollonia, è stato attribuito al pittore bolognese Giuseppe Maria Crespi (1665-1747) per la sperimentazione sulle figure 'di genere' che in questa tela si inseriscono nella iconografia sacra come personaggi di contorno.
È possibile attribuire ad un pittore tardomanierista d'ambito genovese le quattro piccole tele raffiguranti Sant'Apollonia, Sant'Elena, Santa in preghiera e Santa Maria Maddalena, immerse in un'atmosfera languida e luminosa.
I due ritratti femminili su cornici gemelle con fregi ed obiettivo circolare che rappresentano una Santa Cecilia e una Santa Caterina d'Alessandria sono probabilmente opera dello stesso autore, e appaiono molto vicini alla corrente classicista del Seicento romano svelata dall'uso di toni caldi e bruciati e dalla luce che si trattiene sui capelli, sulle bianche carni e sui sontuosi drappeggi.
L'ultimo gruppo di dipinti riflette invece l'altro orientamento della cultura pittorica seicentesca e cioè il naturalismo caravaggesco presente attraverso opere di scuola genovese e napoletana.
I Santi Antonio e Paolo eremiti, e il San Pietro attribuiti al lombardo Giuseppe Antonio Pietrini (1677-1758) rivelano una particolare schiettezza naturalistica; mentre il Martirio di San Sebastiano, riferito a pittore di ambito caravaggesco, pur rivelando un accentuato interesse per i contrasti chiaroscurali, produce un naturalismo un po' tenebroso ed artificioso, suggerito anche dalla presenza delle armature e della faretra deposte in primo piano.
Infine nella Maddalena attribuita al pittore napoletano Massimo Stanzione (1586-1656), il lume caravaggesco è reso più morbido dalla luce che investe il volto della santa e dal caldo cromatismo.
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